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L’orgoglio: le due facce di un sentimento e di una parola

l'orgoglio
l’orgoglio
Strana parola, l’orgoglio. Strano sentimento. Certo, le parole sono sempre un po’ strane. E i sentimenti ancora di più. Figuriamoci quelle parole che descrivono un sentimento. Si rischia di confondersi, bene che vada.  Procediamo con ordine allora.  Seguitemi a non troppa distanza, vi guiderò in territori dove l’ambivalenza regna sovrana. Che si tratti di ambivalenza prettamente semantica, o di quella, ben più traditrice, all’interno delle nostre scatole craniche.  Siamo nei territori dell’orgoglio, vero Giano Bifronte dell’interiorità, sentimento poco chiaro per definizione. Ora bistrattato, ora celebrato, a seconda dei tempi e dei contesti, non è certo facile da affrontare. Né semplice da collocare. Una vera carogna, di cui non si può fare a meno, comunque. Va preso con le pinze, l’orgoglio. Ma pinze di velluto.

La parola

“Orgoglio” deriva dalla lingua dei Franchi. Il dizionario Treccani ci dice che la parola originaria urgoli, avesse significato di notevole e condividesse la radice col tedesco arcaico urgol, rigoglio. Una parola nata già ambivalente. Perché se essere notevole è, di per sé, cosa buona, esserlo troppo non va bene. E se una pianta è rigogliosa, anche questo è un bene. Ma se questo rigoglio, urgol, è troppo, la pianta diventa infestante e va tagliata. Orgoglio, quindi: parola barbara per un sentimento barbaro? Andiamoci cauti.  La palla passa ai Francesi, padroni per antonomasia di una lingua capace di ingentilire quasi ogni cosa, perfino le lumache. Il secondo significato che il dizionario ci dà è infatti il seguente: “Con senso attenuato (per influenza del fr. orgueil), sentimento non criticabile della propria dignità, giustificata fierezza”. La parola si ingentilisce e ingentilisce il sentimento. Dalle tribù nomadi che infestarono L’Europa all’amor cortese il passo è breve e il barbaro orgoglio acquista il non più criticabile significato di fierezza consapevole del proprio esser se stessi.

Il sentimento

Questa introduzione forse un po’ troppo “analitica” non è stata scritta a caso. O per tediarvi perché siamo cattivi. Serviva a far capire al lettore quanto il parlare di orgoglio non sia per niente una cosa semplice. E questo proprio a causa della natura estremamente ambivalente di questo sentimento, a partire già dalla semantica e dall’etimologia della parola. Se infatti si cerca il termine sul web non è strano imbattersi in articoli che mettono in allerta chi legge dall’estrema pericolosità dell’orgoglio. Soprattutto nel campo delle relazioni di coppia. La persona orgogliosa è infatti comunemente vista come quella descritta dal vocabolario già citato in un passo successivo. Una persona troppo piena di sé, con una visione falsata dei propri meriti e della propria importanza, vanitosa e fiera fino all’inverosimile. Almeno questa sembrerebbe essere la visione più tipica degli orgogliosi: dei narcisisti patologici con un altro nome, in pratica. Gente con cui è meglio non avere a che fare. Amanti egoisti ed egocentrici, che non sono capaci di ascoltare, di capire, di amare fino in fondo l’altro. Così come non è strano sentire, dal cinema, alla narrativa, alla televisione e spesso nei discorsi di conoscenti o amici, espressioni come quello è accecato dall’orgoglio; è l’orgoglio che lo frega; avrei voluto chiamarlo, ma sono troppo orgogliosa ecc. Insomma, tutto sembra cospirare contro l’essere orgogliosi, un sentimento sconveniente, che andrebbe tenuto lontano con tutti i mezzi possibili.  Anche perché, in amore, l’orgoglio eccessivo è il padre della gelosia, altra bestia nera capace di portare zizzania anche tra le coppie più rodate.

Il rovescio della medaglia

Se fin qua è stato tutto un mettere pesi solo da una parte della bilancia, forse è giunto il momento di riequilibrare le cose e spezzare qualche lancia in favore del nostro famigerato amico, che dite? E se nella sfera personale e nelle relazioni interpersonali ristrette abbiamo capito che l’orgoglio raramente è ben visto, forse esiste un territorio dove esso si può redimere. Questo territorio è quello più ampio delle lotte sociali, delle rivoluzioni, di tutti quei moti collettivi che da sempre sono stati l’humus dei grossi cambiamenti epocali.  E da cosa sono nati questi moti, se non proprio da quell’orgoglio “attenuato”, quell’orgueil francese (non a caso, terra di grandi rivoluzioni sociali) che altro non è che il giusto senso della coscienza di sé? L’amor proprio di interi popoli che uniti hanno lottato per conquistare ciò che sapevano di meritarsi. E non a caso è proprio la parola orgoglio a risuonare centinaia di volte nella storia di queste conquiste: l’orgoglio del popolo nero in lotta per i propri diritti, l’orgoglio delle donne nelle conquiste sociali: il voto prima, l’emancipazione sessuale e uguali condizioni lavorative poi. Ancora, l’orgoglio di popoli che lottano e muoiono per liberarsi dall’oppressione del tiranno e dello straniero.  Ed è orgoglio quello di tutte le minoranze che ancora oggi vogliono far valere il loro diritto di essere, nel mondo e del mondo. L’orgoglio omosessuale e l’orgoglio LGBT, solo per citarne alcuni. O più semplicemente, l’orgoglio che unisce intere nazioni durante i mondiali di calcio. La metafora della gioia di essere vivi perché si appartiene ad una Nazione, e grazie a questo partecipare della vita, sentirsi vivi ed esser grati di questo.

Conclusioni sull’orgoglio

Se quello che abbiamo appena detto è vero ed ha un valore, allora vale il discorso fatto in apertura di questo articolo. I sentimenti sono una cosa ambivalente e complessa, le parole per descriverli anche. E tra questi sentimenti l’orgoglio è forse il più complesso. Va saputo dosare, perché come abbiamo dimostrato è la base dell’amor proprio. E quindi dell’autostima. E senza amor proprio ed autostima non può esservi neanche vero amore di coppia. Quindi l’orgoglio è amore. Va saputo dosare perché è notevole, è immenso. E come la pianta, se ben curato cresce rigoglioso. Ma se è troppo diventa un infestante. Che può distruggere tutta la vita attorno a sé. Ma questo sta a noi e alla nostra libertà di scelta. Le parole non hanno mica colpe. I sentimenti idem.

E tu? Hai già fatto i conti con l’orgoglio tuo o con quello altrui? Faccelo sapere nei commenti. E se l’articolo ti è piaciuto, condividilo!

Articolo di Davide Mesina

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