Convivenza per necessità o per amore? Piccola guida di sopravvivenza

Convivenza tra studenti o lavoratori Articoli

Convivenza: che pensieri ti evoca questa parola? Se ci pensi, conviviamo, fin da quando nasciamo. Prima nella nursery dell’ospedale, in vetrina insieme agli altri frugoletti, pronti a far partire tutti insieme un bel pianto, tanto da svegliare chi è finito per sbaglio in obitorio.

Imparato a camminare e dire qualche paroletta, abbiamo cominciato il rapporto vero di convivenza in famiglia (prima comandavamo senza saperlo!). I grandi ci davano da mangiare, una paghetta, ma noi dovevamo collaborare. Il minimo sindacale era: mettere a posto i giochi; non rendere la vita impossibile al gatto/cane/fratellino/sorellina; mangiare senza fare storie. 

Crescendo, questa convivenza e collaborazione è andata migliorando, e le tante regole sono diventate, in realtà, un solo principio basilare che tutti dovevano seguire, dentro e fuori casa: portare rispetto a chi ci sta accanto.

Arriva poi il momento in cui si deve lasciare la casa dei genitori. Forse ti devi trasferire in una città diversa, ma senza poterti permettere un appartamento tutto tuo. E così ti ritrovi di nuovo a convivere, ma in un modo completamente diverso. E parlando di te, cosa ti ha portato a cercare una nuova casa? 

Convivenza: pro, contro e regole d’oro per vivere insieme 

 

Convivenza tra studenti

 

I motivi per cui si sceglie o si deve lasciare casa possono essere diversi. Potresti aver deciso di studiare in un’università lontana dalla tua famiglia, oppure hai accettato un lavoro che ti ha portato in un’altra città o all’estero. Un’altra motivazione potrebbe essere il desiderio di cominciare una nuova vita con la persona che ami, ma di questo ne parleremo in maniera più approfondita dopo. 

Per ora parliamo della convivenza per necessità e, se poi nasce almeno l’amicizia, ben venga!

I pro del vivere insieme

Ogni medaglia ha sempre due facce, che in questo caso sono i pro e i contro della convivenza. Sarebbe veramente irrealistico pensare di andare a vivere con altre persone e credere che sarà il Paradiso in terra solo perché non ci saranno più i tuoi a darti ordini e coprifuoco. 

A dire il vero, per fare l’upgrade o il level-up (scegli tu) all’età adulta, sarà proprio il caso di farsi su le maniche. Anche se al momento potrebbe non sembrare, questo è già il primo pro: cresci e ti responsabilizzi in modo serio, perché sai che non c’è più chi ti copre le spalle se combini un guaio. 

A livello pratico, poi, alcuni pro possono essere il fatto che non sei quasi mai in casa da solo o sola: con quello che si sente in giro, sapere di essere almeno in due in casa può farti sentire più al sicuro. E poi, c’è sempre qualcuno che può darti una mano nel risolvere i piccoli problemi domestici, o portarti una camomilla calda se non sei in formissima, ma devi essere a disposizione anche tu quando hanno bisogno gli altri!

Altri pro della convivenza possono essere il fatto di avere un ambiente che è allo stesso tempo mentalmente rilassante e stimolante. Condividere l’appartamento con studenti di facoltà diverse e/o persone che lavorano permette di avere sempre nuovi spunti quando si vuole condividere qualcosa relativo all’università o al lavoro, ma dà anche la possibilità di staccare completamente la spina nei periodi più stressanti. 

Inoltre, non devi socializzare per forza nel caso qualcuno inviti degli amici a casa vostra: non devi essere presente necessariamente, come a casa quando arrivavano gli zii, nonni, amici dei tuoi genitori, gente a te sconosciuta, ma tu dovevi essere lì, come una bella statuina/trofeo da essere mostrato. Te ne vuoi stare nella tua stanza? Stai in camera. Vuoi uscire? Esci. Nessuno può obbligarti a restare. 

E poi, ovviamente, il risparmio: si divide l’affitto, le bollette, la spesa comune, le commissioni, i turni di pulizia. Non grava tutto su una singola persona. Ma diciamocelo onestamente: non è sempre tutto solo rose e fiori, e una notissima pagina Facebook ce lo ricorda quotidianamente.

I contro del condividere il tetto

Se non conosci la pagina Facebook a cui mi riferisco te la scrivo qui: Il coinquilino di merda (cdm). Ecco, dopo aver letto l’articolo, puoi andare a darci un’occhiata per scoprire quello che puoi aspettarti e cosa non devi fare. 

Purtroppo può capitare che qualche coinquilino sia un po’ “particolare”, con delle fisse o vizi che proprio non ti vanno giù. C’è chi è un tirattosauro con le vipere in tasca, chi se ne frega altamente della pulizia e dell’ordine degli spazi comuni, chi non sa cosa sia il rispetto delle cose e degli spazi altrui.

Se tutte queste cose ti sembrano normali, bé, allora forse il cdm potresti essere tu. Ma sei ancora in tempo per non farti odiare! Applica i consigli del Decalogo, e vedrai che andrà tutto bene, o, almeno, c’è una buona probabilità.

Il Decalogo per la pacifica sopravvivenza

Ecco le 10 regole d’oro per vivere serenamente con i tuoi coinquilini.

  1. Lascia che la mitica frase “e se poi arriva qualcuno” diventi il tuo mantra, soprattutto negli spazi comuni. Anche perché, a differenza di quando lo diceva tua madre a casa tua, qui c’è sempre gente che arriva e che va.
  2. Il bagno è un luogo sacro: chi lo lascia peggio di come l’ha trovato rischia il giudizio universale…e qualche regalino poco simpatico sul cuscino. 
  3. La carta igienica non nasce spontaneamente. Quando finisci il rotolo, metti quello nuovo. Se sei in una brutta giornata, quello senza la carta dopo potresti essere proprio tu.
  4. Prima di invitare qualcuno, avvisa. Una chat al volo evita drammi, scioperi e fughe in camera.
  5. Silenzio dalle 22:00 alle 7:00 o come da regolamento condominiale. Le pareti e gli altri condomini sentono tutto. Proprio tutto.
  6. Non rubare il cibo altrui. Soprattutto le lasagne e il tiramisù. SERIAMENTE.
  7. Tira fuori la spazzatura quando tocca a te. Nessuno è troppo importante per farlo. Nemmeno tu.
  8. La lavatrice si usa quando si è tutti svegli: lo sai anche tu che è vecchia e quando centrifuga sembra un trattore. Anche il condominio ringrazierà. 
  9. Privacy mode: ON, sempre. Bussare è sexy. Entrare senza bussare no. Capisco che questo possa non essere così scontato: l’hanno dovuto spiegare anche a Visione. Ora però lo sai!
  10. Parliamone ogni tanto. Una mini-riunione mensile evita il 90% dei drammi. Il restante 10% lo risolve la pizza.

Puoi rendere questo promemoria, diretto e simpatico, un bel quadretto da appendere all’ingresso. Rendilo bellino: con Canva ci vuole poco! 

Queste regole, comunque, non valgono solo tra coinquilini, ma anche tra innamorati che decidono di andare a vivere insieme.

La convivenza di coppia, tra amore e legge italiana

 

Convivenza di coppia

 

Oggi spesso la convivenza è il modo più scelto per cominciare a vivere con la persona amata. Vivere insieme, in questo caso, significa far fondere due universi per crearne uno nuovo. Soprattutto all’inizio, nonostante tutto il vostro amore, può esserci qualche tensione. Per questo il “Decalogo per la pacifica sopravvivenza” può essere utile anche in questo caso.

Ma che dire di come la Legge italiana regolamenta la convivenza?

Convivenza di fatto: la Legge Cirannà del 2016 

Fino al 2016, lo Stato italiano riconosceva e tutelava unicamente le coppie eterosessuali unite in matrimonio, come indicato nella Costituzione. Con la Legge 20 maggio 2016, n. 76, conosciuta anche come Legge Cirinnà, la situazione è decisamente cambiata. 

 Grazie a questa nuova normativa, sia le coppie etero che le coppie omosessuali possono essere riconosciute come coppie di fatto pur non essendo sposate, coppie con dei diritti che prima erano negati. Un esempio? Il partner ora può essere nominato come rappresentante per le decisioni mediche ed essere informato della situazione medica, al pari di un parente stretto. Prima il convivente veniva trattato al pari di uno sconosciuto: un cambiamento decisamente radicale!

Ma come si può essere dichiarati coppia di fatto? Occorre rispettare alcuni requisiti:

  • un legame stabile affettivo;
  • entrambi i partner devono essere maggiorenni;
  • non devono esserci legami di parentela tra le parti;
  • non devono esserci altri legami in essere (ad esempio un matrimonio o un’unione civile);
  • la coppia deve vivere stabilmente nella stessa abitazione.

Se tutte queste condizioni sono rispettate, la coppia si può recare presso l’Anagrafe del comune di residenza e presentare la Dichiarazione anagrafica di costituzione convivenza di fatto, allegando i documenti d’identità, firmata da entrambi. Entro 45 giorni dalla presentazione della documentazione, ecco nata ufficialmente la vostra nuova coppia di fatto.

Matrimonio e convivenza: che differenza c’è?

In entrambi i casi si parla di assistenza materiale ed emotiva, vale a dire che, come dovrebbe essere naturale dato che ci si è uniti per amore, ci si promette di prendersi cura a vicenda, sia dal lato emotivo che da quello materiale. 

Mentre per il matrimonio, salvo diversa indicazione, la gestione dei beni e del patrimonio viene considerata condivisa, nella convivenza di fatto rimane invece la separazione dei beni. Cosa significa? In caso di matrimonio, ciò che viene acquistato dai coniugi è di proprietà di entrambi. Nella convivenza di fatto, invece, il bene resta di proprietà di chi lo ha acquistato, a meno che non si dichiari con un documento il contrario.

Mentre per il matrimonio la fedeltà è considerato un obbligo, nella convivenza di fatto no. Personalmente questo distinguo è un po’ ridicolo, perché trovo davvero strano che due persone che decidono di vivere insieme per amore poi non siano fedeli. Più che un obbligo di legge, trovo la fedeltà più un obbligo morale da prendere con la persona con cui ci si sta impegnando. 

L’amore viene spesso paragonato a un fuoco devastante, ed è vero. Ma anche il  fuoco più ardente si spegne se non viene alimentarlo. E credo che il miglior modo per mantenerlo acceso, caldo, vivace sia proprio non spezzare la fiducia reciproca, in particolare con un tradimento. Se il sentimento non c’è più, meglio dirlo chiaramente e lasciarsi liberi a vicenda di rifarsi una vita. Tenere il piede in due scarpe in campo affettivo mi sembra davvero un comportamento egoista.

Altre differenze tra il matrimonio e la convivenza di fatto riguardano poi la successione e l’eredità, anche in funzione delle scelte fatte al momento dell’unione. Diciamo che ciò che in caso di matrimonio è automatico, nel caso della convivenza di fatto deve essere esplicitato in un testamento. 

Gestione dei figli tra matrimonio e convivenza

 

I figli tra convivenza e matrimonio

I figli tra convivenza e matrimonio

 

Dal punto di vista legale, non c’è differenza tra i figli nati dentro o fuori da un matrimonio. In entrambi i bambini hanno il diritto di ricevere le stesse cure, affetto ed educazione. La responsabilità dei genitori non cambia. La cosa buffa? Se un figlio nasce all’interno del matrimonio, la paternità viene riconosciuta in automatico. Se il figlio nasce in una coppia di fatto, il padre deve dichiarare di riconoscere il figlio. 

Le cose cambiano, invece, se la coppia desidera adottare. Al momento, la legge italiana permette l’adozione solo alle coppie sposate. Alle coppie di fatto non è permesso. O meglio, uno dei due può fare richiesta di adozione come persona single. Il partner però non otterrà lo status di genitore adottivo. 

In ogni caso, l’aspetto principale da tenere in considerazione è il benessere emotivo, mentale e materiale dei bambini: questo deve essere ciò che spinge ogni coppia a decidere se crescere un bambino…perché nel 2025 i bambini non capitano, si sceglie di averli.

E questi bambini daranno poi il via a un nuovo ciclo di convivenze: è il cerchio della vita! 

OJ Eventi: le opportunità di conoscere nuovi “conviventi” 

Abbiamo imparato che, indipendentemente dalla nostra età, conviviamo. Può essere nella nostra famiglia natale, in un appartamento con altri che studiano o lavorano ma che per noi sono dei perfetti sconosciuti, oppure con la persona che amiamo.

Il rispetto è un parte fondamentale della convivenza, di qualunque tipo essa sia. E se vuoi uscire di casa e cominciare una nuova vita ma non trovi nessuno? Perché non provare a conoscere gente nuova a uno degli eventi di socializzazione di OJ Eventi single? Tra una chiacchiera e l’altra, potresti trovare le persone perfette con cui vivere la tua nuova vita. 

Una cosa positiva? Non ti ritrovi un inquilino “a busta chiusa”. Vuoi mettere conoscere già un po’ le persone con cui condividerai camomille e carta igienica? Quindi cosa aspetti? Scegli l’evento che fa per te: troverai persone con cui condividi già almeno una passione, come visitare musei o andare in escursione. E così siamo già a due aspetti positivi! 

Non c’è il due senza il tre, e il quattro vien da sé, ma solo se clicchi il pulsante qua sotto: su dai, cosa aspetti?

 

 Articolo di Rita Amboni

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